Il Castello di Rocca Calascio

Scopri cosa vedere nel castello, la storia e le modalità di visita

Origini e Storia del Castello di Rocca Calascio

Rocca Calascio è considerata una delle fortificazioni più elevate d’Italia. Sorge a 1460 metri di altitudine sulle propaggini meridionali del gruppo del Gran Sasso d’Italia a guardia del più grande altipiano carsico del nostro paese: Campo Imperatore. Secondo diversi studi storici, la prima fondazione di Rocca Calascio risale intorno all’anno 1000 anche se il primo documento che testimonia la presenza della fortificazione è datato 1380.

Originariamente la rocca era formata da una sola torre quadrangolare isolata sul promontorio che cinge a sud l’altopiano di Campo Imperatore. La sua funzione era puramente di avvistamento per le eventuali scorribande di briganti al tempo molto frequenti in quella zona.
Leonello Acclozamora della baronia di Carapelle è il primo proprietario della rocca di cui abbiamo notizie. Di seguito, verso la fine del XV secolo, tutta la zona passò ad Antonio Todeschini della famiglia Piccolomini. Fu proprio grazie a lui che possiamo ammirare Rocca Calascio così come oggi ci appare. Todeschini, infatti, apportò sostanziali modifiche alla fortificazione. Ne rafforzò le funzioni difensive dotandola di una cinta muraria e di quattro torri di forma cilindrica. Al centro restava, comunque, la torre quadrangolare dell’impianto originario.

Rocca Calascio in Abruzzo | Turismo Viaggi Italia
Veduta della Rocca

Nel corso dei decenni Rocca Calascio acquistò un peso strategico ed economico sempre maggiore. La sua posizione, infatti, permetteva di controllare una delle più importanti direttrici della transumanza: quella del regio tratturo in direzione della città di Foggia. Oltre a questa notevole funzione, Rocca Calascio divenne anche una fondamentale roccaforte militare a guardia di un territorio che si estendeva fino alle coste del mar Adriatico. Dalla fortificazione si poteva infatti comunicare (con torce durante la notte e con specchi durante il giorno) con i castelli che sorgevano sulla costa.

Questo sviluppo portò alla ricostruzione del piccolo borgo che sorgeva alle pendici della rocca completamente distrutto dal devastante terremoto del 1461. Questo nuovo nucleo abitativo, direttamente collegato alla rocca, fu in breve anch’esso fortificato. Costanza Piccolomini, ultima discendente della famiglia, nel 1579 vendette la Baronia insieme ad altri possedimenti (Marchesato di Capestrano, Ofena e Castel del Monte) al Granduca di Toscana Francesco Maria De’ Medici.

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Le Mura del Castello

Nel 1703 un altro disastroso terremoto danneggiò severamente il castello Rocca Calascio e devastò l’abitato sottostante spingendo quasi tutte le poche famiglie che vi abitavano a stabilirsi nella vicina Calascio. Nel 1743 tutta l’area passò sotto la proprietà dei Borboni e, nei seguenti decenni, perse man mano la sua funzione sia strategica che militare.

Nel corso del XX secolo i pochi abitanti rimasti abbandonarono definitivamente il borgo come pure la piccola guarnigione all’interno della Rocca Calascio. Sul finire del secolo, grazie anche alla spinta emotiva data da alcuni film girati nella zona diverse abitazioni furono recuperate e valorizzate come strutture ricettive mentre il castello ha giovato di una grande opera di consolidamento e ristrutturazione che lo ha portato, in breve tempo, a diventare una delle principali mete turistiche del territorio aquilano.

Scheda Tecnica e Accessibilità

Comune: Calascio
Altezza: 1460 metri s.l.m.
Data costruzione: XI
Tipologia: Rocca Medievale
Primo proprietario: Leonello Acclozamora
Attuale proprietario: Comune di Calascio
Accessibilità: visitabile
Sito web: www.gransassolagapark.it

Cosa vedere nei dintorni

Da vedere nei dintorni di Rocca Calascio è, ovviamente, il borgo di Calascio. Per una splendida gita di una giornata si consiglia di visitare il vasto quanto suggestivo e vasto altopiano di Campo Imperatore. In questa zona sono possibili numerosi itinerari escursionistici e naturalistici che permettono di esplorare gli angoli più suggestivi e selvaggi del gruppo montuoso del Gran Sasso d’Italia in buona parte tutelato dal parco nazionale omonimo.

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